
Da sempre, la bellezza è stata un simbolo di qualcosa di più grande: virtù, salute, significato. In natura, è un invito: un cibo bello è anche buono. Un piumaggio sgargiante segnala vitalità e forza. Per noi esseri umani, l’estetica è stata una delle principali armi della seduzione, un modo per comunicare vitalità e valore.
Abbiamo assistito a un rovesciamento di significato: il mercato ha innalzato il vuoto, il brutto, il volgare, rendendoli protagonisti. Ci siamo abituati a opere che non comunicano nulla, o peggio, che veicolano un messaggio repellente. La bellezza non dovrebbe mai essere associata alla morte, al degrado, al vuoto.
È ciò che aggiunge, che costruisce, che eleva. È il simbolo della crescita e dell’evoluzione, la forma positiva che ci spinge a cercare qualcosa di più grande, di migliore. Non può mai essere vuota o priva di significato, perché altrimenti smette di essere bellezza.
La bellezza è vita. È significato. È ciò che ci spinge a cercare il buono, a immaginare qualcosa di più grande.
Voi cosa ne pensate? La bellezza può davvero essere separata dal significato? O il “più” è ciò che ci ricorda che il suo vero valore è crescere e aggiungere?






