
Un dialogo universale non può prescindere dalle emozioni. Sono loro a tessere i fili invisibili tra chi crea e chi osserva, tra ciò che è detto e ciò che viene sentito.
In un’epoca di iper-razionalità, torniamo a riconoscere che l’emozione non è debolezza, ma il cuore della conoscenza.
Forse amiamo ciò che ci comprende, perché ci ricorda che siamo vivi.
Qual è l’ultima opera d’arte che vi ha davvero compresi?






