Oggi Botticelli verrebbe censurato da una policy?

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Norme o controllo? La nudità, la legge e la forma dell’immaginazione

Viviamo un paradosso sempre più inquietante.

Da un lato, ci viene detto che siamo liberi. Che possiamo esprimerci, creare, esplorare, immaginare.

Dall’altro, ogni giorno, ci troviamo di fronte a sistemi che — con la scusa della sicurezza — impongono norme non giuridiche, vincoli non democratici, limiti non condivisi, ma programmati.

Oggi molte piattaforme impediscono la rappresentazione del nudo anche quando è artistico, simbolico, identitario, o poetico. Lo equiparano in automatico alla pornografia.

Ma qui non si parla più di protezione:

qui si parla di modellazione culturale imposta per via algoritmica.

Nel diritto, la legge riconosce la libertà di espressione artistica, l’autodeterminazione dell’identità, e la distinzione tra arte e oscenità.

Ma nella pratica, questi diritti vengono scavalcati da policy private, invisibili e inappellabili, che decidono cosa è ammissibile e cosa no.

E se accettiamo in silenzio che nudo = pornografia, che corpo = minaccia, che desiderio = rischio,

allora stiamo costruendo un futuro in cui il senso comune sarà figlio della censura automatica, non della cultura condivisa.

Come artista, come psicopedagogista, come sociologo, come essere umano, sento il dovere di dire:

il corpo non è un contenuto da moderare.

Il corpo è una forma dell’anima visibile.

E l’arte è ciò che permette a quell’anima di mostrarsi senza paura.

Non possiamo lasciare che la nostra immaginazione venga ridotta a un database di contenuti filtrati.

La libertà creativa non si modera: si educa.

E allora chiedo:

📍chi decide davvero cosa possiamo creare?

📍chi ha il potere di ridefinire il confine tra arte e oscenità?

📍e soprattutto: quale idea di umanità stanno insegnando queste intelligenze, ogni giorno, a milioni di persone?

Forse è il momento di rispondere.

Forse è il momento di reclamare il diritto di rappresentare la bellezza per ciò che è: nuda, sì, ma non spogliata di senso.

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